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venerdì 23 maggio 2014

Non basta dire "tariffa puntuale"!

La tariffa puntuale è il metodo ideale, che raggiunge la perfezione e il massimo dell'efficienza del sistema: consiste nel pesare esattamente i rifiuti indifferenziati prodotti. (wikipedia)

La cena di chiusura della campagna elettorale di Carpi Bene Comune ci fornisce uno spunto interessante su quanto il Comune di Carpi e AIMAG siano davvero interessati ad promuovere comportamenti sostenibili di riduzione dei rifiuti indifferenziati.

Il sacco dei rifiuti indifferenziati a fine serata!
Una delle caratteristiche della nostra cena era quella di voler essere "virtuosa" dal punto di vista ambientale.
Oltre ad essere una cena biologica con prodotti locali e principalmente vegetariani lo era anche dal punto della quantità e qualità dei rifiuti prodotti.
I vassoi su cui abbiamo servito le pizze erano di carta, i piatti in Mater-Bi e i bicchieri in PLA entrambi biodegradabili e compostabili, le pizze venivano tagliate prima di essere portate al tavolo in modo da rendere inutili le posate e scarsissimi gli sprechi di cibo, le bibite venivano servite non in lattine ma direttamente nei bicchieri (birra alla spina e aranciata e cola dalle bottiglie di vetro) e l'acqua in bottiglie da 1,5 lt al centro del tavolo e non in bottigliette da 0,5lt.
L'obiettivo era arrivare a fine serata con una quota di rifiuto indifferenziato pari a zero.
E la foto dimostra che l'obiettivo è stato raggiunto!

In piazza però non ci sono raccoglitori per la differenziata.
Un comune davvero interessato a diffondere questa cultura tra i suoi cittadini farebbe la cosa più semplice in assoluto: fornirebbe (impegnerebbe AIMAG a fornire) i cinque bidoni (carta, plastica, vetro e lattine, compostabile e indifferenziato) sul luogo dell'evento e li ritirerebbe il giorno successivo, facendo poi pagare a chi organizza l'evento una "tassa rifiuti" in base al peso della sola quota indifferenziata.
Ma così non è.
Il comune non ci ha chiesto né suggerito nulla riguardo ai rifiuti nel momento della concessione del permesso per organizzare un evento in piazza. Siamo andati all'AIMAG dove ci hanno detto che nemmeno loro se ne occupano e ci hanno mandato alla stazione ecologica di via Watt dove si possono comprare i cartoni colorati per la raccolta differenziata a 13€ l'uno.
E non è che poi, una volta differenziati, puoi lasciare i cartoni lì e AIMAG provvede a ritirarli, o puoi portarli indietro e vengono riciclati (e magari restituita la caparra), no: soldi e cartoni vengono buttati via!

Quali sono dunque le alternative?
1. programmare la riduzione all'origine dei rifiuti in fase di organizzazione dell'evento, spendere 65€ in cartoni usa e getta, educare chi partecipa all'evento fare la raccolta differenziata, produrre zero rifiuti indifferenziati e smaltire da soli quelli differenziati (con il problema ulteriore che non esistono cassonetti per la quota compostabile). Minimo rifiuto = massima spesa!
2. fregarsene di quanti e quali rifiuti verranno prodotti, raccogliere tutto in sacchi neri da rifiuti indifferenziati e depositarli nei cassonetti in giro per il centro. Massimo rifiuto = minma spesa!

Ma ce ne è un altra e l'abbiamo vista in occasione della notte bianca e di tanti altri eventi in cui si portano in piazza molte persone:
3. fregarsene di quanti e quali rifiuti verranno prodotti e anche di dove verranno depositati, lasciare che la gente butti tutto dentro (finché ci sta dentro) e poi sopra, sotto, intorno ai cestini (finché si vedono i cestini) e poi per terra, sopra le panchine e sopra alle macchine parcheggiate e nottetempo far raccogliere tutto agli operatori di AIMAG (in questo caso sì che passano loro!) che porteranno tutto nell'indifferenziato in modo che alla mattina la piazza sia di nuovo pulita.

E ci si possa di nuovo vantare di una città senza rifiuti, delle percentuali del porta a porta e della differenziata e riempirsi pure la bocca, soprattutto in campagna elettorale, di parole come "tariffa puntuale"!

mercoledì 14 maggio 2014

"Non sarà l'asfalto a far aumentare i vostri fatturati"

Fra i vari temi sollevati nei primi dibattiti tra i candidati sindaco (Lapam, Reteimprese, Scout), come Carpi Bene Comune, riteniamo sia importante sottolineare in modo particolare uno dei punti espressi dalla nostra candidata Sara Rovatti in netto contrasto con la quasi unanimità degli altri candidati.

A fronte delle consuete rimostranze rispetto ai collegamenti su strada da e per Carpi (SS Romana Sud e Nord, SS per Correggio, ecc) e sul sistema viario interno (in modo particolare il tema del prolungamento di via dell'Industria), noi siamo convinti che non sarà l'asfalto a far aumentare i fatturati delle imprese carpigiane.

Aldilà delle valutazioni ambientali, che per noi sono rilevanti, il punto è che in un momento di risorse limitate, continuare a mettere risorse pubbliche in asfalto e mattoni sia controproducente, legato ad un modello di produzione e logistica antiquato, sottragga risorse che dovrebbero essere destinate ad altro, favorisca solo gli interessi di chi queste opere le fa.
Pensate cosa si potrebbe invece fare e che impatto avrebbero su una dimensione comunale, con le risorse destinati a fare il prolungamento di via dell'industria, che l'assessore Bellelli ha quantificato in 12 milioni!.
Con molto meno si potrebbe creare un fondo rotativo, che nel tempo si ripaga e rigenera a sostegno di innovazione d'impresa, alla start up di imprese giovanili, alla rivitalizzazione del nostro artigianato, riqualificazione professionale dei lavoratori in cassa integrazione o dei giovani in cerca di lavoro, non solo in nuovi mestieri ma anche nella reinterpretazione di quelli "vecchi".
Posti di lavoro veri, duraturi, qualificati, che non scompaiono nel momento in cui un'opera in asfalto finisce.
In ogni caso, sempre tenendo conto che le risorse sono limitate, se il tema è innovare la nostra logistica, ridurre costi e impatti ambientali diminuendo la percentuale dei trasporti fatti su gomma, continuare ad investire sull'asfalto anzichè sull'intermodalità e sul ferro, come sta avvenendo su scala regionale con le centinaia di milioni di risorse pubbliche destinate ad autostrade è antieconomico prima ancora che ambientalmente devastante.
E' ora di uscire da questa logica e cominciare a pensare veramente in modo diverso alla Carpi del futuro, come ha detto Sara Rovatti: "Non investiamo sulle strutture ma investiamo sulle persone!".

martedì 13 maggio 2014

Associazioni, comitati e Comune: un rapporto che deve cambiare passo

Sara Rovatti, Lorenzo Paluan, Maurizio Marinelli,
Marco Pignatti, Cecilia Guaitoli e Mario Poltronieri
in un momento della serata.
Ieri sera i candidati di Carpi Bene Comune hanno incontrato a Fossoli i rappresentati di Legambiente, C.O.R.A., Associazione Parco Lama e CarpiTransizione. Fra i candidati e sostenitori di Carpi Bene Comune erano poi presenti anche due dei fossolesi attivi nel comitato contro la realizzazione dell’impianto a biomasse di GARC, oltre ovviamente alla nostra candidata Sindaco Sara Rovatti che ha condiviso la sua esperienza del Comitato No Amianto.
Lo scopo era fare il punto rispetto alla "qualità" dei rapporti tra comune, associazioni e comitati impegnati da anni in proposte, quando non vere e proprie battaglie, sui temi ambientali di Carpi.
Ognuno degli interventi meriterebbe un comunicato a parte, perché sono storia ed esperienze spesso lunghe anni, ma dal quadro i candidati di Carpi Bene Comune hanno tratto parecchie indicazioni utili su come dovrebbe essere il rapporto tra amministrazione e queste realtà.
Ci sono stati portati casi di collaborazione positiva, (anche se a volte "faticosi" dal punto di vista burocratico, non sempre e non solo per responsabilità), come il neonato osservatorio ottenuto dal C.O.R.A. sul tema amianto o la possibilità di condividere iniziative divulgative come quelle di CarpiTransizione in collaborazione con il Centro per le Famiglie o di vera mobilitazione come "Puliamo il Mondo" di Legambiente, ad altre francamente preoccupanti in termini di "qualità" della comunicazione e trasparenza da parte del Comune nei confronti di proposte e istanze portate da questi gruppi di cittadini.
L’approccio "D.A.D." del Comune  (ovvero Decidere, Annunciare, Difendere), come lo ha definito Mario Poltronieri di Legambiente  e presidente della Consulta delle Associazioni Ambientaliste, si riduce alla presentazione di decisioni già prese dall'amministrazione, annunciate in pompa magna e poi difese ad oltranza da qualsiasi possibile proposta di modifica (il caso delle decine di osservazioni presentate su Piano del Traffico, Piano delle Ciclabili e PAES, accolte solo se si occupano di “virgole”, ignorate quando indicavano qualche mutamento di sostanza) e anche la tendenza ad appropriarsi delle iniziative in modo strumentale
In questo senso la vicenda del Parco Lama è esemplare, con il PD che a fine 2013 sventola manifesti in ogni bacheca, su un progetto che non è mai stato suo e vendendo per qualcosa di realizzato, un accordicchio con la CMB per il comparto C6 che non ha nulla a che fare con l’idea di parco citta-campagna che il comitato e l’associazione Parco Lama chiedono da anni, con il PD e i suoi alleati che, nonostante le belle parole,  si rifiutano  di porre su quel comparto la “clausola di tutela” prevista dagli strumenti urbanistici, in vista dell’approvazione del nuovo PSC che potrebbe (e secondo noi DOVREBBE!) ridisegnare tutta l’area.
Proposta che Carpi Bene Comune si impegna a sostenere (insieme con quella di rivedere anche tutto quanto previsto per tutti i comparti dell’area a est della ferrovia, non solo per il C6)
Per tutto il resto, l’impressione è quella di un’amministrazione “muro di gomma”, che se può cerca di far passare i problemi il più possibile sotto tono (il caso amianto nelle condutture idriche, l’avvio dell’iter di un impianto impattante come l’inceneritore di biomasse a Fossoli), e “molla” qualcosa solo dopo che cittadini hanno dedicato tempo, energie e risorse per dover raccogliere per conto loro informazioni e pareri e farle arrivare al resto della comunità, con un’amministrazione che “cede” all’evidenza (come nel caso della pista ciclabile di via Focherini) non perchè in grado di riconoscere i propri errori, ma solo quando teme di perdere qualche consenso, sotto la spinta delle mobilitazioni cittadine (altro che il “conservatorismo dei comitati”  sul quale il candidato sindaco del PD Bellelli fa battute supponenti nei comizi elettorali)
Questo è esattamente l’approccio che Carpi Bene Comune intende ribaltare: non decidere, annunciare e difendere l’indifendibile ma proporre, ascoltare e condividere con i cittadini attivi di questo comune, per un vero Bene Comune.

venerdì 9 maggio 2014

Non basta dire pista ciclabile

Foto: carpibec.wordpress.com
La Carta di Bruxelles recita quanto segue : “La diffusione della mobilità in bicicletta contribuisce a rendere città più vivibili, un trasporto urbano più efficiente, strade meno congestionate e meno rumorose, un’attività fisica individuale utile a combattere la sedentarietà, maggior sicurezza delle strade. Inoltre favorisce la lotta ai cambiamenti climatici, il risparmio dei carburanti fossili, lo sviluppo del turismo sostenibile.”


La bicicletta è senza dubbio il mezzo più comodo ed efficace per muoversi in una città delle dimensioni di Carpi, va ovunque, non ha bisogno della ricerca di parcheggio, non fa fumo, non inquina, funziona a costo zero e aiuta anche a mantenersi sani e in forma.

Carpi vanta più di 55 km di piste ciclabili. Quindi? Tutti in bici? Non proprio.

Una recente ricerca condotta da Legambiente, Rete Mobilità Nuova e Bikeitalia.it su 104 città italiane ha dimostrato che "non sono le piste ciclabili in sede protetta a far crescere il numero dei ciclisti urbani, ma altre modifiche nella logica del traffico." Modena, tanto per fare un esempio, è ottava in classifica per quantità di ciclabili eppure nella cittadina emiliana vi è la più alta percentuale di spostamenti in automobile d’Italia, ben il 75%, mentre la mobilità in bicicletta è appena al 10%.

Perchè? Secondo noi il problema è duplice:

Innanzitutto la quantità conta ma la qualità conta di più: è vero, Carpi ha tanti km di piste ciclabili ma troppo spesso rese poco utilizzabili da interruzioni improvvise, attraversamenti pericolosi, attraversamenti pedonali e semaforici che obbligano a scendere, fondo sconnesso e impraticabile, gradini senza discese (si pensi alla ciclabile di viale Guido Fassi, che serve anche una scuola), ci sono forti criticità negli attraversamenti della tangenziale (ancora verso scuole, zone sportive e ricreative), troppe sovrapposizione tra ciclabili e marciapiedi, e ancora scarsi collegamenti con le periferie e addirittura manca un reale attraversamento ciclabile del centro.

Il secondo motivo è ancora più importante: manca completamente un'azione culturale che disincentivi l'uso macchina e ne abbiamo avuto due esempi lampanti ai primi due confronti tra i cadidati sindaco.
Nell'incontro organizzato da LAPAM il 17 aprile la maggior parte dei partecipanti chiedeva ancora l’aumento di posti macchina e magari la riaperture delle piazze al traffico
E nell'incontro organizzato da Reteimprese il 7 maggio la maggior parte dei candidati (sia dell'amministrazione uscente che dell'opposizione) si sono detti pronti a chiedere soldi in regione e provincia per nuove strade e nuove rotonde e a fare gli elogi della Cispadana, infrastruttura che divorerà centinaia di milioni di risorse pubbliche. Insomma, tutti a dirsi che vogliamo cambiare e innovare e lo faremo come? Bruciando le ultime risorse di un sistema pubblico indebitato facendo esattamente quanto è stato fatto fino ad oggi: asfalto e cemento, cemento e asfalto.

Per questo noi diciamo che non servono solo km di ciclabili ma servono ciclabili fatte meglio e servono reali alternative al trasporto su gomma, serve trasformare la ferrovia da Novi a Modena nella nostra metropolitana di superficie, serve ragionare sull'intermodalità treno/bus, serve aumentare l'area pedonale intorno al centro storico (ad esempio su Via Nova e Rovighi) e la creazione di zone a 30km/h, serve ridurre la sosta su strada in centro, serve potenziare i progetti PiediBus o il car-sharing scolastico, servono parcheggi di scambio sulle direttrici di uscita della città, serve potenziare il servizio ProntoBus e il servizio Taxi-anch'io.

Serve cioè una reale politica alternativa per la mobilità cittadina.

giovedì 8 maggio 2014

Rassegna stampa: Voce del 01 maggio 2014



VOCE del 01 maggio 2014 

» Urbanistica:

La Cappuccina: un altro episodio di verde al mattone? - Lo denuncia Paluan 
Carpi - L'attenzione sull'argomento l'ha riaccesa il 28 aprile scorso Lorenzo Paluan dal proprio blog. In un testo dal titolo "Cremeria, Parco Lama, Cappuccina: il verde del Pd si fa con i mattoni" l'ex Consigliere di Movimento 5 Stelle e Rifondazione collega a vicende antiche e più recenti in materia urbanistica anche la delibera approvata dal Consiglio il 27 marzo scorso, con il voto favorevole del solo Pd, nella quale si converte a edificabile un'area di 13 mila 200 metri quadrati di proprietà comunale annessa alla cosiddetta Cappuccina, di fronte alla torre dell'acquedotto, attualmente adibita a verde pubblico e parcheggio. Per farci che cosa? Questo giornale lo spiegò nel n. 13 del 3 aprile scorso: per realizzarci sopra "...una struttura rivolta ad anziani che vivono soli o coppie prive di relazioni parentali continuative, che cercano soluzioni abitative nuove (care residence) che pure offrono servizi adeguati di sostegno ma che si discostano dalla classica struttura abitativa della casa-protetta". Il Pd votò il provvedimento compatto, i Consiglieri del Pdl uscirono dall'aula, ritenendo illegittime tutte le varianti successive al 2005 e 5 Stelle a Alleanza per Carpi votarono contro. Il consigliere Giorgio Verrini, di ApC, scrisse anche qualche cosa circa il clima di quella serata in cui la variante venne votata insieme ad altre cinque, fra le quali una che concedeva un cambio d'uso di un terreno delle Sordastre, a Santa Croce. E ricordò l'insofferenza dei banchi del Pd verso le obiezioni e la sensazione che tutto fosse già deciso anche se, scrisse Verrini, con tutta la comprensione che si poteva avere per il problema degli anziani, non capiva perché si dovesse "...sacrificare quel francobollo di verde con annesso boschetto noto come la Cappuccina"; e perché non si potesse pensare di ricavare quella struttura di fianco alla Torre dell'acquedotto "... dove imputridisce uno scheletro di cemento di una grossa fabbrica mai costruita".
L'ex consigliere Paluan stabilisce un preciso nesso con la vicenda della Cremeria. Qui, nel 2008, l'ipotesi di ricavare una struttura per anziani fu "variata", consentendo alla proprietà di ricavare invece una residenza di lusso, in cambio della "mancia" rappresentata dalla sistemazione a parchetto urbano dell'area verde residuale di viale De Amicis. Anche il Parco Lama con le sue compensazioni a Cmb perché rinunci a costruire in via Corbolani viene inserito da Paluan nella stessa logica, visto che tutti gli altri comparti dell'Oltreferrovia restano edificabili, mentre non si sa bene in che cosa consistano le famose compensazioni.
Il punto tuttavia, per la Cappuccina, è soprattutto capire perché, pur disponendo di migliaia di metri quadrati ceduti dai proprietari dei cinquanta e passa Piani particolareggiati avviati nell'ultimo decennio, la Giunta Campedelli abbia deciso di costruire proprio qui. E quando mai, nella storia passata e recente, è accaduto che il Comune - il Comune! - decidesse di retrocedere una propria area da verde a edificabile, mentre la sua linea è stata sempre quella, semmai di procedere all'incontrario? Ecco perché ha ragione Paluan a riandare con il pensiero all'area della Cremeria: anche lì doveva nascere una struttura per anziani, anche lì c'era di mezzo un'area verde. E chissà se le similitudini finiranno qui.

domenica 4 maggio 2014

Amianto: un problema in comune

Ieri sera abbiamo assistito all’ennesima farsa del PD partecipando all’incontro dal titolo "Superare il caso amianto: progetti per l'acqua pubblica" organizzato presso la Festa di Santa Croce di Carpi.
Una campagna elettorale travestita da assemblea cittadina all’interno della festa di primavera del PD, con i muri tappezzati di poster del candidato Sindaco e un volantino che in ogni punto richiama la campagna elettorale di Bellelli.
Decisamente divertente quindi l’affermazione del presidente AIMAG che, per la seconda volta (la prima fu in conferenza stampa), richiamava il modo scorretto di trattare questo problema utilizzandolo per la campagna elettorale.
Meno divertente invece il fatto che il 7 aprile, a richiesta del comitato genitori No Amianto, un’assemblea cittadina non era necessaria, mentre il 3 maggio, a ridosso delle elezioni, la necessità c’è eccome e arriva proprio dal partitone che invita presidente AIMAG e Assessore all’ambiente che si guardano bene dal rifiutare per evitare la strumentalizzazione dell’argomento.

“Ricordiamo che a Carpi il problema amianto non riguarda solo la rete idrica ma anche un alto numero di edifici che presentano coperture in eternit, e, nonostante sia riconosciuto cancerogeno e bandito dal 1992, Carpi non è ancora in grado di fornire una mappatura precisa di questi edifici, non ha un piano di recupero, risanamento e smaltimento e presenta ancora circa 200 km di tubature in fibrocemento mettendo così in pericolo la cittadinanza e aumentando le esposizioni della stessa e dei volontari che intervengono in caso di emergenza (ad esempio il terremoto nel 2012 o la tromba d’aria che ha colpito Nonantola nei giorni scorsi).”
Queste le considerazioni che Sara Rovatti ha portato all’attenzione della platea e degli oratori intervenendo durante il dibattito. “A Rubiera – prosegue Rovatti – il Comune ha ideato e messo in pratica una serie di iniziative come il censimento tramite immagini satellitari degli edifici, controlli da parte degli operatori comunali, autocertificazioni e monitoraggio dello stato di integrità e rimozione. Il tutto gestito dall’Amministrazione. Arrivare ad un censimento non è più eludibile, mi stupisce che non sia ancora stato avviato il progetto visto il sisma che ha interessato le nostre zone e che ha messo in luce le tante fragilità del nostro territorio.”

All’Assessore Tosi Simone si chiede anche di organizzare un incontro aperto a tutti i cittadini: “E’ inaccettabile che un argomento di tale importanza non venga trattato con il massimo rilievo mediatico così da assicurare un pieno coinvolgimento della cittadinanza e di tutti gli attori coinvolti. L'amianto è un problema di tutti, una sfida per la nostra comunità che va affrontata unendo gli sforzi, le energie e le risorse per il bene comune. Quando parliamo di amianto parliamo di vero disastro ambientale ed è necessario che l’Amministrazione e AIMAG mettano a disposizione della cittadinanza tutte le informazioni relative, dagli esiti degli esami, alla composizione del particolato, al fatto che l’acqua che sgorga dai rubinetti della casa dell’acqua è la stessa che sgorga dai nostri rubinetti, senza nessun tipo di microfiltrazione.
Solo successivamente all’incontro con il comitato no amianto, dietro richiesta dello stesso, si è resa pubblica la grandezza delle fibre (< 0,1 micron) che risulterebbero quindi difficilmente contrastate da filtri che vengono acquistati per usi domestici e, sosteneva qualcuno durante la serata, forse anche da quelli ad osmosi.”

Questi gli interventi di Sara Rovatti, durante la serata che, senza forze di opposizione politica in platea, rischiava di essere un vero e proprio comizio politico in cui, invece di informare i cittadini in maniera imparziale sul problema, si sarebbe fatta una bella carrellata dei meriti e degli onori, tralasciando che per ogni piccolo passo fatto dall’Amministrazione dietro c’è sempre un comitato che lavora per mesi. 

martedì 29 aprile 2014

Un'alternativa per la Cappuccina?


Il 7 aprile la giunta ha approvato il progetto preliminare A3 n. 31/14 “Progetto per la realizzazione di un nuovo Centro Diurno/Care Residence per anziani nel Comune di Carpi”, opera meritoria e necessaria, ma dove decide di farla? Nell’area verde cosiddetta della Cappuccina!

Appurato il fatto che il centro sia necessario per rispondere alle esigenze della popolazione, non crediamo però che richieda la costruzione di un nuovo edificio soprattutto in un'area come quella della Cappuccina, grande polmone verde in prossimità del cimitero.
Come per il progetto di un altro palazzetto, e addirittura di un nuovo stadio, rimaniamo stupiti dell'ipotesi di questa ulteriore opera muraria.
Troviamo che si debba immediatamente bloccare il consumo del territorio a favore della riqualificazione edilizia.
Un esempio perfetto è la residenza psichiatrica ricavata all’interno dell’immobile ex camiceria Stella di via Tre Febbraio. Siamo consapevoli che la ristrutturazione di un edificio già esistente possa essere più difficoltosa ma di certo non andrebbe ad eliminare spazi verdi che, a nostro avviso, devono essere riconsegnati alla gestione condivisa con i cittadini.
Ricordiamo inoltre che anni fa si cambiò la destinazione d'uso dell'area Cremeria, da uso pubblico a residenziale, affermando che non ci fosse questa pressante necessità di un centro anziani, a distanza di così pochi anni non ci sembra possibile che la necessità si presenti e che addirittura richieda una cementificazione così estesa.
A questo punto c'è da chiedersi perchè anni fa si scelse di rendere residenziale un'area, come quella della cremeria, che sarebbe stata perfetta per un polo sanitario ad uso pubblico....il centro anziani non era davvero necessario o forse era ancora più necessario la corsa alla cementificazione e all'appalto compulsivo?

Le vostre domande: La raccolta puntuale

"Buona sera,
capisco che anche voi siete per la "raccolta puntuale", mi piacerebbe sapere come la fareste, perchè come la propone il PD, si rischia di trovarsi sempre più patume nei fossi . Per me è abbastanza la raccolta differenziata." (Dante M. via mail)

Buonasera Dante,
La risposta non è arrivata semplicemente perchè non c'è "una risposta", ad una domanda del genere, e certo non si può sintetizzare in una mail, per diversi motivi.
Il primo è che in consiglio comunale non siedono tecnici delle municipalizzate ma normali cittadini che si interrogano sui problemi e cercano di intravedere soluzioni, ma sulle quali per compito istituzionale, danno indirizzi, non modalità tecniche.
Il secondo è che modalità di applicazione della tariffa puntuale sono state adottate in modo diverso da comuni diversi (per inciso, al momento non credo neanche che esista "un modo" del PD di Carpi, dato che appunto fino ad oggi nessuna proposta è stata formalizzata, circa la creazione di una tariffa puntuale).
Alcuni comuni  hanno messo i microchip nei bidoni familiari con apertura a "chiave", altri hanno previsto semplicemente sconti per case e condomini che facevano il compostaggio in proprio non conferendo l'umido, c'è chi ha messo sotto controllo la distribuzione dei sacchi per la raccolta, con un prezzo differenziato a seconda della tipologia di rifiuto,  effettuando il ritiro dei rifiuti solo nei sacchi autorizzati, tutti sistemi con pro e contro e che comunque richiedono educazione dei cittadini e strumenti di controllo sugli "incivili" (che ci saranno sempre, e del resto ci sono anche con l'attuale sistema di tariffa uguale per tutti,  andranno perseguiti dal punto di vista amministrativo ma nessun sistema potrà mai eliminare del tutto).
Soluzioni tecniche credibili possono essere proposte solo una volta che si hanno in mano tutti gli elementi informativi che solo chi è dentro l'amministrazione pubblica può avere, ma il nostro impegno è appunto
arrivare a farla questa tariffa puntuale, dopo cinque anni che ne sentiamo parlare da parte dell'attuale amministrazione e non aver mai visto una proposta concreta da valutare.
Quindi l'unica risposta sensata è che: siamo convinti che la tariffa puntuale sia una misura al tempo stesso di equità e di riduzione dell'impatto ambientale del tema rifiuti, sul come questa vada applicata sarà necessario che giunta, consiglio e i tecnici della nostra ex municipalizzata si mettano sotto a valutare le esperienze già realizzate altrove, le presentino ai cittadini  e si decida insieme cosa sperimentare, si monitorino i risultati e si intervenga dove nascono i problemi e si affini nel tempo il sistema più consono a Carpi e alla sua cittadinanza, E' un modo di affrontare i problemi che richiede tempo e anche impegno da parte dei cittadini , non semplice delega, ma se ci si aspetta sempre soluzioni miracolose calate dall'alto, difficilmente potremo fare veri passi avanti.
Questa almeno è la mia opinione.
Saluti
Lorenzo Paluan

sabato 26 aprile 2014

"Contro il diritto a costruire"

In una intervista per la presentazione del libro "8 mq al secondo" Domenico Finiguerra parla anche dei cosiddetti "diritti edificatori" spesso invocati come ultima giustificazione da un Consiglio Comunale che non ha il coraggio di riportare la gestione del proprio territorio nella giusta direzione.

"Nel libro riprendo l’elaborazione e le tesi del professor Paolo Maddalena, già vicepresidente della Corte Costituzionale. Da studioso del Diritto romano, egli afferma che la proprietà collettiva prevalga su quella privata, perché è pre-esistente. Oggi però la proprietà condivisa del territorio è stata soppiantata dal ‘diritto edificatorio’, un concetto figlio di una logica privatistica che manca però di riconoscerne -e in questo contraddice la Costituzione- la funzione sociale.
L’articolo 42 afferma infatti che chi ha un pezzo di terra può disporne, ma solo se questo produce benessere condiviso: negli ultimi 50 anni è passata invece la vulgata secondo cui esisterebbero presunti ‘diritti edificatori’, insistendo sul fatto che quando c’è uno strumento urbanistico che ‘contiene’ milioni di metri cubi di cemento questa situazione è immodificabile. Dobbiamo però considerare che la proprietà privata è riconosciuta dalla legge, mentre quella collettiva -funzionale a un benessere di tutti i cittadini- è riconosciuta dalla Costituzione: quest’ultima dovrebbe perciò prevalere.

Alcune sentenze emesse dalla Corte Costituzione e anche dal Consiglio di Stato negli ultimi anni affermano questo principio, riconoscendo che un consiglio comunale -che è espressione di una comunità- ha sempre in capo, e mantiene, il diritto di decidere che cosa fare di una determinata porzione del territorio comunale. Ciò significa che è possibile riportare un’area, che per un determinato periodo ha avuto status ‘edificabile’, nella condizione di terreno agricola o area verde, qualora lo sviluppo edificatorio non abbia avuto 'esito': le decisioni e le scelte possono essere modificate. Queste sentenze riportano la gestione del territorio nella giusta dimensione: la potestà è in capo all’ente pubblico."

Qui l'intervista completa:
http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=4605