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mercoledì 14 maggio 2014

"Non sarà l'asfalto a far aumentare i vostri fatturati"

Fra i vari temi sollevati nei primi dibattiti tra i candidati sindaco (Lapam, Reteimprese, Scout), come Carpi Bene Comune, riteniamo sia importante sottolineare in modo particolare uno dei punti espressi dalla nostra candidata Sara Rovatti in netto contrasto con la quasi unanimità degli altri candidati.

A fronte delle consuete rimostranze rispetto ai collegamenti su strada da e per Carpi (SS Romana Sud e Nord, SS per Correggio, ecc) e sul sistema viario interno (in modo particolare il tema del prolungamento di via dell'Industria), noi siamo convinti che non sarà l'asfalto a far aumentare i fatturati delle imprese carpigiane.

Aldilà delle valutazioni ambientali, che per noi sono rilevanti, il punto è che in un momento di risorse limitate, continuare a mettere risorse pubbliche in asfalto e mattoni sia controproducente, legato ad un modello di produzione e logistica antiquato, sottragga risorse che dovrebbero essere destinate ad altro, favorisca solo gli interessi di chi queste opere le fa.
Pensate cosa si potrebbe invece fare e che impatto avrebbero su una dimensione comunale, con le risorse destinati a fare il prolungamento di via dell'industria, che l'assessore Bellelli ha quantificato in 12 milioni!.
Con molto meno si potrebbe creare un fondo rotativo, che nel tempo si ripaga e rigenera a sostegno di innovazione d'impresa, alla start up di imprese giovanili, alla rivitalizzazione del nostro artigianato, riqualificazione professionale dei lavoratori in cassa integrazione o dei giovani in cerca di lavoro, non solo in nuovi mestieri ma anche nella reinterpretazione di quelli "vecchi".
Posti di lavoro veri, duraturi, qualificati, che non scompaiono nel momento in cui un'opera in asfalto finisce.
In ogni caso, sempre tenendo conto che le risorse sono limitate, se il tema è innovare la nostra logistica, ridurre costi e impatti ambientali diminuendo la percentuale dei trasporti fatti su gomma, continuare ad investire sull'asfalto anzichè sull'intermodalità e sul ferro, come sta avvenendo su scala regionale con le centinaia di milioni di risorse pubbliche destinate ad autostrade è antieconomico prima ancora che ambientalmente devastante.
E' ora di uscire da questa logica e cominciare a pensare veramente in modo diverso alla Carpi del futuro, come ha detto Sara Rovatti: "Non investiamo sulle strutture ma investiamo sulle persone!".

lunedì 5 maggio 2014

Emergenza casa: cambiare è possibile. Le nostre risposte ad Abitcoop

Abitcoop, cooperativa edificatrice di abitazione della provincia di Modena, interroga i candidati sindaco sui problemi relativi alla casa e sul ruolo delle cooperative.
Queste sono le nostre risposte.

1) Lei pensa che le cooperative a proprietà divisa con proposte a basso costo e tipologie innovative abbiano ancora un ruolo dentro le politiche dell’abitare?

Noi pensiamo che le cooperative di costruzione abbiano un ruolo fondamentale nella sfida abitativa dei prossimi anni ma che quel ruolo sia diverso da quello che hanno avuto fino ad oggi.
Da cooperative con proprietà divisa e proposte a basso costo dovranno diventare cooperative ad alto contenuto tecnologico/ambientale in grado di guidare le famiglie nella riqualificazione dell’esistente, in grado di progettare interventi coordinati che vadano oltre alla coibentazione del singolo appartamento o all’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto.
Non è possibile infatti delegare al singolo il compito di analizzare l’edificio oggetto di riqualificazione in modo approfondito e non distruttivo e di intervenire quindi su di esso attraverso modalità appropriate, utilizzando anche tecniche esecutive di elevato carattere innovativo.
Gli interventi di riqualificazione devono essere il frutto di sinergie e collaborazione di più attori, scienze e saperi: sociologia, economia, urbanistica, ingegneria, normativa devono essere gestite e fatte collaborare tra loro.
Ecco allora che le cooperative dovranno giocare il ruolo chiave di coordinare le esigenze delle famiglie (e lo studio puntuale delle esigenze delle singole realtà spesso molto diverse da loro), l’accesso al credito e la programmazione urbanistica ed edilizia dei comuni.

2) Pensa che abbia ancora un senso parlare di una emergenza casa a Modena?


L’emergenza casa c’è, ma non è un’emergenza quantitativa quanto piuttosto qualitativa!
Chiari esempi di questa realtà li abbiamo avuti recentemente in seguito al sisma del 2012, all'alluvione del 2013 e ai continui eventi atmosferici estremi.
Molte famiglie sono alla ricerca di nuove abitazioni in quanto quelle esistenti non soddisfano i criteri necessari di sicurezza o di risparmio energetico.
Molti quartieri residenziali realizzati con tecnologie industrializzate e prefabbricate si presentano, nonostante il breve arco di tempo intercorso, in uno stato di degrado avanzato e richiedono non solo una profonda riqualificazione a scala edilizia, ma anche il risanamento urbanistico delle aree, lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi connessi.
Alle cooperative spetta anche una riflessione critica sulle modalità di costruire i quartieri e gli edifici in passato, e questa riflessione costituirà la base di partenza per l’inquadramento del problema della riqualificazione sostenibile.

3) Nonostante i tanti alloggi sfittì è ancora alta la domanda di case in proprietà. Se lo spiega? Che soluzioni propone per soddisfare questo segmento di popolazione?

Le motivazioni sono diverse e complesse: senza dubbio anni (decenni) di mercato “drogato” hanno portato alla creazione di meccanismi difficili da smontare in tempi brevi.

La contemporanea crescita degli affitti e l’illusoria riduzione dei mutui ha portato ovviamente molti ad affrontare in modo sconsiderato l’acquisto della prima casa, come ha fatto sembrare “normale” l’acquisto di grosse autovetture a rate e finanche il finanziamento a rate delle vacanze. Il problema non è “come soddisfare questo segmento di popolazione” ma come ridimensionare le aspettative di quel segmento di popolazione che non può sostenere l’indebitamento necessario.
Esiste senza dubbio una domanda di alloggi, a canoni bassi, per le fasce a basso reddito, a cui non viene data risposta.
Ma in un mercato “sano” l’opzione più economica dovrebbe essere quella dell’affitto, al secondo posto quella del recupero dell’esistente, al terzo posto quella della ricostruzione su suolo già edificato e la più cara di tutte quella della costruzione su suolo vergine, non il contrario! Se avviene il contrario vuol dire che qualcosa sta viziando il mercato.
Ad esempio, perchè la regione Emilia Romagna concede fino a 35.000€ a fondo perduto per l’acquisto di alloggi in pronta consegna o in corso di costruzione e non per l’acquisto di alloggi usati o la riqualificazione del proprio alloggio?
Nel nostro programma, a proposito di questo punto, abbiamo inserito la revisione dei canoni di affitto concordato perchè crediamo che la vera risposta sia puntare alla riduzione degli affitti.

4) In questi mesi si è parlato e straparlato di aree F, di PEEP... Lei ritiene che sia ancora attuale Costruire una politica per la casa che ruota attorno alla concessione di aree a basso costo come è stato possibile fare coi PEEP?

L’unica cosa che non può e non deve essere svenduta a basso costo in tutto questo meccanismo è il suolo pubblico. Poichè quella è una risorsa finita, non riproducibile e, in una certa misura, di proprietà collettiva.
Nel nostro “piano casa comunale” proporremo un piano di investimenti pluriennali in immobili usati da destinare a ERP.

5) Tutti giustamente insistono sul recupero del patrimonio esistente, ma fino ad oggi questa tipologia di offerta è rimasta uno slogan. Lei ha qualche idea da suggerire, magari con esempi, per allineare i costi di recupero e riuso di case a quelli praticati nell’edilizia economica popolare che consenta di offrire una proposta credibile a chi ha bisogno di casa?

Da tutto quello che abbiamo detto finora direi che per noi questo è tutt’altro che uno slogan.
Ci sono incentivi statali (50% o 65%) per gli interventi singoli, più la possibilità da regolamento edilizio dell'aumento delle cubature al 30%. Poi si può pensare a snellire gli iter burocratici. In sede di revisione del PRG, si possono trasformare in abitativo le fabbriche dismesse inserite nel tessuto urbano e concedere una serie di agevolazioni ad IMU, TASI, TARES, ecc a tutti i progetti di ristrutturazione che non consumino nuovo suolo.
Crediamo che spetti a chi vuole urbanizzare nuovo territorio, costruire nuovi insediamenti, magari di grandi dimensioni, fornire i calcoli di una maggiore economicità di queste operazioni rispetto a ristrutturare, riqualificare e migliorare l'esistente. I limiti di una espansione continua e illimitata sono sotto gli occhi di tutti: i costi sociali di una cementificazione non pienamente ponderata diventano economici e collettivi nel momento in cui si deve riparare i danni di fenomeni come inondazioni o terremoti.

martedì 29 aprile 2014

Un'alternativa per la Cappuccina?


Il 7 aprile la giunta ha approvato il progetto preliminare A3 n. 31/14 “Progetto per la realizzazione di un nuovo Centro Diurno/Care Residence per anziani nel Comune di Carpi”, opera meritoria e necessaria, ma dove decide di farla? Nell’area verde cosiddetta della Cappuccina!

Appurato il fatto che il centro sia necessario per rispondere alle esigenze della popolazione, non crediamo però che richieda la costruzione di un nuovo edificio soprattutto in un'area come quella della Cappuccina, grande polmone verde in prossimità del cimitero.
Come per il progetto di un altro palazzetto, e addirittura di un nuovo stadio, rimaniamo stupiti dell'ipotesi di questa ulteriore opera muraria.
Troviamo che si debba immediatamente bloccare il consumo del territorio a favore della riqualificazione edilizia.
Un esempio perfetto è la residenza psichiatrica ricavata all’interno dell’immobile ex camiceria Stella di via Tre Febbraio. Siamo consapevoli che la ristrutturazione di un edificio già esistente possa essere più difficoltosa ma di certo non andrebbe ad eliminare spazi verdi che, a nostro avviso, devono essere riconsegnati alla gestione condivisa con i cittadini.
Ricordiamo inoltre che anni fa si cambiò la destinazione d'uso dell'area Cremeria, da uso pubblico a residenziale, affermando che non ci fosse questa pressante necessità di un centro anziani, a distanza di così pochi anni non ci sembra possibile che la necessità si presenti e che addirittura richieda una cementificazione così estesa.
A questo punto c'è da chiedersi perchè anni fa si scelse di rendere residenziale un'area, come quella della cremeria, che sarebbe stata perfetta per un polo sanitario ad uso pubblico....il centro anziani non era davvero necessario o forse era ancora più necessario la corsa alla cementificazione e all'appalto compulsivo?

sabato 26 aprile 2014

"Contro il diritto a costruire"

In una intervista per la presentazione del libro "8 mq al secondo" Domenico Finiguerra parla anche dei cosiddetti "diritti edificatori" spesso invocati come ultima giustificazione da un Consiglio Comunale che non ha il coraggio di riportare la gestione del proprio territorio nella giusta direzione.

"Nel libro riprendo l’elaborazione e le tesi del professor Paolo Maddalena, già vicepresidente della Corte Costituzionale. Da studioso del Diritto romano, egli afferma che la proprietà collettiva prevalga su quella privata, perché è pre-esistente. Oggi però la proprietà condivisa del territorio è stata soppiantata dal ‘diritto edificatorio’, un concetto figlio di una logica privatistica che manca però di riconoscerne -e in questo contraddice la Costituzione- la funzione sociale.
L’articolo 42 afferma infatti che chi ha un pezzo di terra può disporne, ma solo se questo produce benessere condiviso: negli ultimi 50 anni è passata invece la vulgata secondo cui esisterebbero presunti ‘diritti edificatori’, insistendo sul fatto che quando c’è uno strumento urbanistico che ‘contiene’ milioni di metri cubi di cemento questa situazione è immodificabile. Dobbiamo però considerare che la proprietà privata è riconosciuta dalla legge, mentre quella collettiva -funzionale a un benessere di tutti i cittadini- è riconosciuta dalla Costituzione: quest’ultima dovrebbe perciò prevalere.

Alcune sentenze emesse dalla Corte Costituzione e anche dal Consiglio di Stato negli ultimi anni affermano questo principio, riconoscendo che un consiglio comunale -che è espressione di una comunità- ha sempre in capo, e mantiene, il diritto di decidere che cosa fare di una determinata porzione del territorio comunale. Ciò significa che è possibile riportare un’area, che per un determinato periodo ha avuto status ‘edificabile’, nella condizione di terreno agricola o area verde, qualora lo sviluppo edificatorio non abbia avuto 'esito': le decisioni e le scelte possono essere modificate. Queste sentenze riportano la gestione del territorio nella giusta dimensione: la potestà è in capo all’ente pubblico."

Qui l'intervista completa:
http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=4605

lunedì 24 febbraio 2014

Gruppi di lavoro

Siamo pronti a condividere il percorso con chiunque sostenga i nostri stessi temi e lo spirito civico di questa iniziativa e siamo aperti al contributo di tutte le persone e gli attivisti di altre forze politiche interessate a creare un percorso comune.
Si sono costituiti alcuni gruppi di lavoro per la raccolta e l'elaborazione delle proposte.
Nella pagina di ogni gruppo troverete le proposte che mano a mano verranno preparate.
Chiunque volesse fare osservazioni o contribuire può farlo tramite i commenti o la mail.